Ambiti di intervento dell’energy manager

Gli ambiti di intervento di un energy manager sono ampi e diversificati. Un’azione importante da sottolineare subito è la sensibilizzazione degli addetti ai vari settori, in particolar modo del personale addetto alla gestione e alla manutenzione delle centrali termiche e degli impianti elettrici. Oltre alla sensibilizzazione si ritiene opportuno segnalare l’importanza del coinvolgimento degli stessi addetti e più in generale degli occupanti che hanno margini di interazione con le variazioni di consumi. Il coinvolgimento può andare semplicemente dal mettere al corrente gli addetti su ciò che si intende proporre/realizzare, ad una partecipazione attiva degli stessi nelle fasi di raccolta dati o, ad esempio, relativamente all’installazione di eventuale strumentazione di monitoraggio.

Altrettanto importante è l’azione di interfacciamento con le varie funzioni che compongono la struttura: se si è interni alla struttura occorre stabilire i contatti con i responsabili amministrativi per la contabilità e i bilanci in modo da avere la necessaria conoscenza della situazione, nonché relazionarsi con i responsabili delle decisioni sugli investimenti, al fine di conoscere gli indirizzi e la strategia di impiego delle risorse dell’impresa. Se si è un consulente esterno occorre conoscere i processi interni di produzione, i relativi responsabili e le procedure organizzative; inoltre è necessario stabilire con i responsabili delle attività amministrative le modalità di accesso alle informazioni e ai dati e, soprattutto, verificare con la direzione le strategie che si intendono attuare, concordando la politica di gestione dei rapporti interni.

Di seguito sono riportati alcuni tipici ambiti di intervento dell’energy manager.

  • Diagnosi energetiche

La diagnosi energetica è il primo passo di qualunque iniziativa di efficentamento. La Direttiva 2012/27/UE definisce l’audit (o diagnosi) come “una procedura sistematica finalizzata a ottenere un’adeguata conoscenza del profilo di consumo energetico di un edificio o gruppo di edifici, di una attività o impianto industriale o commerciale o di servizi pubblici o privati, a individuare e quantificare le opportunità di risparmio energetico sotto il profilo costi-benefici e a rife­rire in merito ai risultati”. La prima diagnosi energetica (o anche una procedura di analisi “light” per interventi circoscritti) è un investimento lungimirante per avere un quadro dello stato dell’arte dei consumi e cominciare a costruire le basi (procedurali, informatiche, tecniche) per quanto riguarda le diagnosi successive. Il D.Lgs.102/14 all’art.8 impone un obbligo di diagnosi alle grandi imprese e alle imprese energivore. Su tale tema si rimanda alle informazioni di dettaglio (ivi comprese faq, chiarimenti e guide) nelle apposite sezioni dei portali del MiSE e dell’ENEA.

  • Energy performance indicator (EnPI)

Il primo strumento di analisi è quello di elaborare indici specifici o indicatori di consumo energetico per le utenze maggiormente rilevanti: possono essere consumi specifici delle caldaie, kWh/m2 di superficie illuminata, kWh/posto letto nelle strutture ospedaliere, m3 di gas/acqua asportata nelle lavorazioni industriali. Definire gli indicatori implica un’attenta analisi  del processo produttivo e può richiedere campagne di misura ad hoc dei consumi. Le misure possono basarsi sulla lettura di strumenti esistenti e, a volte, possono richiedere l’installazione di strumenti di misura: per esempio misuratori di potenza elettrica o della portata dei vari fluidi. La specificità delle misure da rilevare spesso può richiedere un investimento per incrementare i servizi già presenti in centrale, oppure richiedere prestazioni da parte di società esterne.

Gli indicatori hanno vari possibili utilizzi: permettono di fare confronti fra varie attività, di seguire nel tempo gli effetti degli interventi attuati, consentono il confronto con altre strutture in contesti omogenei e, infine, il raffronto con i dati di letteratura.

  • Gestione dei consumi e interventi

Sulla base dell’osservazione diretta della modalità dei consumi e sulla risultanza degli indicatori, l’energy manager potrà proporre in prima battuta una serie di interventi di tipo gestionale, che in genere non richiedono particolari costi di investimento e riguardano le modalità di utilizzo delle apparecchiature esistenti. Questi interventi, basandosi sulla modifica nel comportamento oltre che dei dispositivi degli operatori stessi, richiedono una costante azione di sensibilizzazione degli stessi, la successiva pubblicizzazione e diffusione dei risultati ottenuti, la previsione di possibili incentivazioni agli operatori in funzione dei risultati conseguiti, e potranno agevolare il raggiungimento di apprezzabili risultati. Gli ambiti maggiormente adatti per svolgere queste azioni appaiono essere le centrali termiche, l’illuminazione dei locali, il controllo dei ricambi d’aria.

  • Buone pratiche

Interventi gestionali richiedono l’instaurarsi di un complesso di procedure e di pratiche relative alle modalità di conduzione, sia nelle centrali termiche ed elettriche che nei vari contesti di utenza. Queste pratiche, tese ad evitare i consumi inutili e limitare le inefficienze di vario tipo, richiedono interventi di formazione e di informazione rivolti agli utilizzatori; gli interventi di consuntivazione dei centri di costo, inoltre, possono permettere alla direzione di predisporre sistemi premianti di vario tipo che favoriscano la partecipazione creativa dal basso alle operazioni.

  • Progetti ad hoc

È opportuna, specialmente in occasione del rifacimento di impianti o di reparti, la predisposizione di progetti che propongano soluzioni adeguate all’evoluzione delle tecnologie e tengano conto dei risultati ottenuti dall’elaborazione degli indicatori energetici: può rendersi necessario predisporre campagne di misura e diagnosi energetiche con l’eventuale utilizzo di competenze e risorse esterne. I progetti studiati, attraverso la definizione dei parametri tecnico-economici, devono poter consentire il proprio inserimento nelle logiche decisionali dell’impresa: ad esempio il rifacimento della coibentazione di reti di vapore, l’utilizzo di calore di recupero, particolari sistemi di accumulo, impianti consortili di cogenerazione.

  • Aspetti finanziari

Nel formulare le proposte, l’energy manager dovrà tenere conto degli aspetti economici connessi alle stesse e di quelli di tipo finanziario, in stretto accordo con la direzione dell’impresa. In questo quadro sarà opportuno analizzare quanto offerto da canali di finanziamento e, specie nei servizi e pubblica amministrazione, quanto disponibile dal Finanziamento tramite Terzi (FTT). Una forma particolarmente incentivante potrebbe essere costituita dalla decisione della direzione di reinvestire in efficienza energetica parte dei risultati dei risparmi ottenuti dalla gestione ottimizzata. Sul tema incentivi sono disponibili diversi strumenti incentivanti per l’efficienza energetica e le fonti energetiche rinnovabili, quali certificati bianchi, conto termico, detrazioni fiscali. Vanno sempre tenuti in conto i programmi europei disponibili al momento dell’implementazione delle iniziative oltre ad eventuali incentivi locali, avendo cura di verificare le incompatibilità e non cumulabilità del caso.

  • Ottimizzazione delle forniture

L’energy manager dovrà analizzare i documenti contrattuali e contabili delle varie forniture energetiche verificandone i parametri contrattuali, l’esistenza di eventuali penali e discordanze rispetto ai dati in letteratura. Nel settore elettrico si sono generati, con l’apertura del mercato, nuovi spazi per i consumatori-clienti che hanno la possibilità di acquistare direttamente dai nuovi fornitori o di far parte di consorzi di acquisto in funzione all’entità e la tipologia dei propri consumi. La predisposizione di rendicontazioni periodiche può agevolare l’adozione o la predisposizione di adeguati provvedimenti di modifica delle condizioni di fornitura.

  • Resoconto

I risultati conseguiti attraverso le azioni svolte e i realtivi benefici economici dovranno essere resi noti ai vari interessati nel loro sviluppo; la verifica del risultato finale conseguito andrà evidenziata sia agli operatori che alla direzione per incentivare la diffusione delle buone pratiche e per dimostrare la validità della funzione dell’energy manager all’interno della struttura.


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